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Per concludere sugli italiani dipendenti della Dts rapiti in Irak: poveri vigilantes un par di palle .

P.S.: So di essere un po’ scorretto a chiederlo, ma: ho fatto ricerche su questo tema per ore, e ora mi piacerebbe che la cosa raggiungesse più persone possibile, quindi sarei molto contento se qualche autore di Macchianera (o di qualche altro blog a larga diffusione) ritenesse questo post interessante e lo ripubblicasse su quel blog. Più sfacciato di così.

UPDATE: ne parlava già Lorenzoc in un commento al post, e oggi anche Repubblica approfondisce la questione: secondo alcune fonti la ditta che aveva assunto quattrocchi e gli altri, la Dts security Llc , sarebbe solo omonima della Dts ( Dyncorp Technical Services ) di cui parlavo nel post: per correttezza mi sembra necessario prenderne atto. Detto questo, vorrei anche dire due cose:

1) Cito da Repubblica : [ Paolo Simeone , titolare della Dts Security Llc ] ha buoni rapporti con il governo provvisorio iracheno e con le autorità militari statunitensi, come confermano a Roma fonti americane: “Non si lavora a Baghdad nella sicurezza se non hai il nullaosta delle nostre forze armate. Come non lavori con compagnie americane se non hai ottenuto quel nullaosta” . Repubblica sembra quindi sostenere la tesi che simeone abbia chiamato la sua società in quel modo per simulare un legame (in realtà inesistente) con la Dyncorp-Csc (attenzione, anche loro presenti in Irak, nello stesso periodo e con le stesse mansioni!); e che quei poveri pivelli dell’amministrazione militare americana a Baghdad ci siano cascati come pere cotte, fornendogli un nullaosta per niente facile da avere. Beh, dico solo che la tesi mi sembra un po’ azzardata. Anche perché l’altra prova schiacciante sarebbe che la Dts Security Llc avrebbe sede in Nevada, e non in Virginia. Beh, se è per questo ci sono anche altre società figlie della dts che hanno sede in Maryland, in Texas o in California.

2) Ammetiamo che invece sia vero. Ammettiamo che la Dts di Simeone non abbia niente a che fare con la Dts di cui parlavo su. Ammettiamo che io abbia pestato una merda colossale. Allora mi copro di buon grado il capo di cenere. Provate però, per favore, a rileggere il post, saltando il primo capoverso introduttivo. Cosa dice? Parla di un’impresa, una grande impresa privata, che riceve un appalto dal governo americano per occuparsi di sicurezza in Irak. Di un’impresa che assume soldati privati o mercenari (a seconda della nazionalità, lo ricordo) e li arma per svolgere ruoli che secondo il washington post sono in effetti ruoli militari a tutti gli effetti. Di un’impresa che però agli occhi dell’opinione pubblica fa solo dei lavori di vigilanza (dei benefattori, quasi) e i cui dipendenti sono secondo molti solo dei poveri civili che niente hanno a che fare con la guerra. Beh, scusate se rileggendo il post e seguendo i link e leggendo gli atti di accusa alla Dyncorp (e alle analoghe società del ramo), continuo a pensare fra me e me: poveri vigilantes un par di palle, tutti i “civili che si occupano di sicurezza” in Irak.

tradizione familiare
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LE CANTINE SELEZIONATE DA FIRENZESAKE
SHICHIHONYARI

Posta sulle rive del Lago Biwa, il più grande lago del Giappone, la Tomita shuzo ha cominciato a produrre nihonshu più di 500 anni fa! Le prime notizie su questa cantina riportano la data della sua fondazione agli anni 1532-1534. Oggi il testimone è nelle mani del giovane Yasunobu Tomita che ha scelto di tornare da Tokyo per produrre nihonshu con un progetto imprenditoriale ed una filosofia ben definiti in mente: continuare a produrre il nihonshu con i metodi tradizionali e nel pieno rispetto della storia e degli usi locali. Questo per Tomita significa non solo utilizzare gli antichi strumenti di cui ancora oggi si arreda la cantinaevuol dire anche intraprendere un lavoro di ricerca alla riscoperta di ingredienti, quali i lieviti originari ed il riso locale , il wataribune , che erano andati perduti nel tempo. E’ certamente anche grazie alla volontà di questa cantina che i tempi passati stanno avendo un futuro sulle rive del lago Biwa. O, per dirla con le parole di Yasunobu Tomita:

Vorrei un giorno arrivare a dire: Meno male che questa cantina dell’epoca di Edo esiste ancora ai giorni nostri!

Noi vogliamo portare avanti il nihonshu però vogliamo conservare il passato e riscoprire le tradizioni locali.

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LE CANTINE SELEZIONATE DA FIRENZESAKE

La Kazuma Shuzo è stata fondata nel 1869 e, oggi, fa parte del Patrimonio Agricolo e culturale della penisola di Noto, nella prefettura di Ishikawa nel centro del Giappone. La Kazuma Shuzo supporta l’agricoltura locale utilizzando il riso coltivato in loco e con il minimo impatto ambientale. Gli agricoltori in sinergia con la Kazuma Shuzo hanno costruito un modello di rilancio dell’economia di Noto fondato sulla valorizzazione delle risorse naturali. La passione della Kazuma Shuzo si tramanda da generazioni fino ad arrivare al giovane proprietario (a destra nella foto) che ha deciso di portare avanti la tradizione e di non abbandonare al suo destino questa zona rurale.

Qui a Noto la natura è incontaminata e tutto è rimasto come duecento anni fa! Il nostro sake vuole essere genuino e naturale!

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LE CANTINE SELEZIONATE DA FIRENZESAKE

Situata sulle rive del fiume Kuzuryu, la Yoshida Shuzo produce sake dal 1790 nel cuore della prefettura di Fukui. Il sake della Yoshida Shuzo si distingue per il drago bianco stilizzato sull’etichetta e che richiama un’antica leggenda locale, così anche il loro sake viene prodotto nel pieno rispetto della tradizione e della natura locale. La Yoshida Shuzo è da tempo impegnata nel cercare i produrre sake da riso biologico. “Produrre il sake con riso biologico è molto difficile in quanto le piante di riso per sake sono molto sensibili e difficili da coltivare. Vogliamo produrre il sake usando l’acqua di qui. Il riso che produciamo nei nostri campi subisce un solo trattamento e con l’aiuto degli agricoltori siamo sempre impegnati nella nostra prima missione: produrre senza sconvolgere l’armonia della natura. La nostra cantina ed il sake che vi produciamo vogliono essere espressione di un equilibrio e di una armonia che traiamo da questo nostro territorio”. Questo in breve la filosofia della Yoshida Shuzo.

La nostra cantina è il nostro territorio

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